sabato 6 marzo 2010

sabato 6 marzo 2010, 15:38
Tarci, la tua finale-scudetto con in campo Menego e Poz
Coach Vaghi sfida la leucemia. La Varese del basket è con lui. Oggi Tarcisio Vaghi è una delle tantissime persone in attesa di un trapianto di midollo osseo, e la sua esperienza lo ha portato a diventare un attivista dell’Admo.

VARESE - Soltanto lo sport, soltanto il basket sono capaci di regalare delle storie così, capaci di lasciarti un po’ stupito e un po’ ottimista a ripeterti che in fondo il mondo non è un posto poi così brutto.
E come spesso accade, le storie più belle nascono dal buio di momenti terribili e difficili, raccontate dalla forza di persone speciali che nella vita non hanno mai mollato. Tarcisio Vaghi è un allenatore di basket, varesinissimo, testimone di quanto la nostra terra sia prolifica nello sfornare competenze e passioni legate alla palla a spicchi. Tutta la trafila delle serie minori, poi la panchina di Legnano prima di diventare responsabile del settore giovanile del Campus con uno scudetto nella categoria Cadetti che gli spalanca le porte della serie A.
Assistente prima di Cadeo e poi di Magnano alla Pallacanestro Varese, capoallenatore a Castelletto in LegaDue, assistente di Marco Crespi a Casale e poi in A1 a Teramo: un ragazzo giovane, appassionato di basket e talmente bravo e fortunato da essere riuscito a trasformare la sua passione di sempre nel lavoro di tutti i giorni. Poi lo schiaffo, forte e improvviso, che ha rimescolato le carte. L’estate scorsa i primi malesseri, gli esami, e la diagnosi: leucemia.
Da quel giorno la vita del “Tarci” è cambiata di botto: terapie da seguire, ospedali da girare, ma anche tante nuove persone da conoscere e tante storie da toccare con mano e condividere. Oggi Tarcisio è una delle tantissime persone in attesa di un trapianto di midollo osseo, e la sua esperienza lo ha portato a diventare un attivista dell’Admo (www.admolombardia.org), l’associazione che riunisce tutti i donatori. La bella storia di cui parlavamo prima, la facciamo raccontare a lui: «Ho conosciuto, mio malgrado, un mondo nuovo. Ho scoperto che per guarire da questa malattia, per guarire davvero, c’è un’unica strada: il trapianto, perché tutte le altre terapie sono solo delle pezze che si mettono e che non risolvono la situazione. E proprio qui sta il problema». Ovvero? Per poter essere effettuato il trapianto di midollo osseo occorre trovare un donatore che sia compatibile con il ricevente: e il rapporto di compatibilità è di uno a centomila, nel senso che per un donatore che va bene per me, ce ne sono centomila che non sono compatibili. Quindi? Quindi è necessario fare informazione, trovare sempre nuovi donatori: tutti possono farlo e tutti dovrebbero farlo. E proprio in questo senso si inserisce la nostra bella storia. Ce la racconti. Io sono un uomo nato e cresciuto con la pallacanestro. E la pallacanestro ora si sta mobilitando, dopo che la mia vicenda è stata conosciuta da tutti: si è messo in moto un passaparola meraviglioso, che quasi mi spaventa. Tutto il basket varesino sta scendendo in campo, e tantissimi giocatori stanno diventando donatori Admo. Per esempio? Due nomi? Meneghin e Pozzecco: lunedì prossimo saranno al nostro centro per il primo prelievo, e diventeranno ufficialmente donatori. E con loro tantissimi rappresentanti del mondo della pallacanestro varesina: praticamente tutta la squadra del Gazzada, per esempio, con i giocatori che hanno portato anche le loro mogli. Oppure Mario Di Sabato, storico playmaker delle nostre serie minori e oggi allenatore al Daverio. Diventano donatori, perché? Perché mi conoscono, ma soprattutto perché è giusto. Ed è necessario fare una corretta informazione per sfatare delle convinzioni sbagliate: la donazione non è qualcosa di doloroso o di rischioso, anzi. Per diventare donatori è sufficiente un semplice prelievo, e si viene inseriti nella banca dati dell’Admo: quando si trova qualcuno compatibile con noi, si viene chiamati per la donazione che è un processo semplice e assolutamente sicuro.
Francesco Caielli

i testimonial
«Noi donatori per aiutare chi ha bisogno»
VARESE (fra.ca.) «Purtroppo – racconta Andrea Meneghin – ci si decide a fare cose come questa solo quando veniamo toccati da vicino, quando un nostro caro o un nostro amico si trova in una situazione di bisogno. E’ successo anche a me così: la vicenda del Tarci mi ha avvicinato a questo mondo, e soprattutto mi ha fatto scoprire cose che ignoravo». Tipo? «Credevo che la donazione fosse qualcosa di doloroso, di rischioso: mi avevano proposto di farlo anche qualche anno fa quando giocavo, ma non mi vergogno di dire che la cosa mi spaventava e infatti allora mi tirai indietro. Invece mi è stato spiegato che il procedimento è sicuro e indolore: questa cosa andrebbe detta a tutti, perché la gente deve sapere che diventare donatori è semplicissimo». «Non vorrei essere nei panni di chi ci farà il prelievo – attacca Gianmarco Pozzecco – che dovrà riuscire ad analizzare il nostro sangue e capire se è utilizzabile o meno. Ma state tranquilli, garantisco sia per me che per il Menego: al di là di qualche birretta e di un po’ di vino, non ci siamo mai spinti. Non saremo sani di mente, ma siamo sani di sangue: quindi non dovremmo avere particolari problemi a diventare donatori Admo». Perché la decisione di diventare donatore? «Ma perché no? Io credo che la cosa più importante in questa situazione, oltre ovviamente alla possibilità di aiutare gente che ha bisogno, sia il fare informazione: la gente non sa e dovrebbe essere informata. Quindi, da questo punto di vista, noi sportivi abbiamo il dovere di metterci a disposizione per sensibilizzare il maggior numero di persone. Il messaggio è chiaro: lo facciamo noi, quindi dovreste farlo tutti quanti. Se con il nostro gesto di lunedì prossimo dovessimo convincere cinquanta persone a diventare donatori, avremmo raggiunto il nostro obiettivo».


La Grande Ignis vince con il cuore
Guidate da Manuel Raga, le stelle del basket affrontano gli artisti televisivi
VARESE Tra una settimana, venerdì 12 marzo, Manuel Raga, il piccolo messicano che fece innamorare di sé un’intera città, tornerà tra noi. Sarà la stella più attesa dell’iniziativa organizzata al PalaWhirlpool dal «Ponte del Sorriso», l’associazione che si occupa di migliorare il polo pediatrico dell’ospedale varesino. Raga, classe 1944, a Varese dal 1968 al ‘75, qui ha vinto tre scudetti, tre coppe Campioni, due Intercontinentali, tre coppe Italia. Chiusa la carriera nel ’79 a Lugano, è poi tornato nel suo Paese. Come a suo tempo per l’omaggio a Bob Morse, si prospetta un emozionante bagno di folla: il sindaco Attilio Fontana conferirà anche a Raga la cittadinanza onoraria. E consegnerà un riconoscimento pure a uno straordinario dirigente ormai lontano dai riflettori, quel Giancarlo Gualco che portò di peso il messicano a Varese dopo averlo visto fare sfracelli nella sua nazionale. Poi lunedì 15, a Villa Recalcati, si svolgerà una serata di gala interamente dedicata a Raga, con tanto di proiezione di filmati dell’epoca. All’ombra del sombrero di Manuel venerdì ci sarà il gotha della pallacanestro. Tanti campioni, di Varese e non, hanno entusiasticamente accettato di disputare al suo fianco la partita benefica che, a partire dalle 20.30, metterà di fronte la squadra del Ponte del Sorriso (maglie gialloblù, come la Ignis vincitutto) e una selezione di artisti televisivi. Il ricavato sarà interamente devoluto all’acquisto di 50 culle per neonati all’ospedale Del Ponte. Un obiettivo che si giova già dei contributi raccolti tra i tifosi durante le gare interne di campionato della Cimberio. Saranno in campo, o a bordocampo, Aldo Ossola, Dino e Andrea Meneghin, Ivan Bisson, Ottorino Flaborea, Marino Zanatta, Dodo Rusconi, Paolo Vittori, Cecco Vescovi, Max Ferraiuolo, Paolo Conti, Gigio Mentasti, Toto e Tony Bulgheroni, Roberto Gergati, Max Lucarelli, Charlie Recalcati, Paolo Polzot, Maurizio Gualco, Augusto Ossola. Dall’altra parte una sarabanda di volti del piccolo schermo: giornalisti sportivi (Mino Taveri di Mediaset, Pietro Colnago di Sky), conduttori (Carlo Massarini), comici (Stefano Nosei di Zelig, Gigi Sammarchi, Bruno Arena), personaggi del Grande Fratello (Gabriele Belli, Ferdi e Marco), ex campioni (Ciccio Della Fiori, Antonello Riva). E poi Gianmarco Pozzecco, oggi voce di Sky. Il Poz, presente ieri a Villa Recalcati alla presentazione della kermesse, ha confessato: «Non ho mai conosciuto Raga: è eccitante il pensiero di vivere una serata così. Anni fa avevo fatto Babbo Natale in ospedale tra i bambini, stavolta vestirò panni più abituali: ci divertiremo e vi divertirete. Però, ehi, potreste darla anche a me la cittadinanza onoraria... O per averla devo trasferirmi in America?». Negli intervalli l’iniziativa, sostenuta da Provincia, Comune, Pallacanestro Varese, Federbasket e un lungo elenco di sponsor (tra cui Cimberio e Whirlpool), vivrà anche momenti di cabaret, con i Fichi d’India, e toccanti, con la testimonianza di due ragazzi che combattono gravi malattie. I biglietti costano 5 (posto unico) e 15 euro (parterre), sono già disponibili nei seguenti punti vendita: Giuliani e Laudi (via Marconi, Varese), Triple (via Manin, Varese), Joker (via Puccini, Varese), Lorenza Abbigliamento (via Raffaello, Azzate) e Ninnamamma (via Garibaldi, Gavirate).
Stefano Affolti

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