martedì 20 marzo 2012

martedì 20 marzo 2012, 12:00
Gli ospiti della serata al PalaFerraris (www.asjunior.com)

Doveva essere la crisi economica – e come questa si riversa sul pianeta basket – il piatto forte della serata organizzata a Casale Monferrato, ma la discussione tra gli ospiti si è scaldata quando nel dibattito si sono introdotti temi come la Nazionale, i diritti tv, le riforme dei campionati e il rispetto delle regole.
Dopo il ricordo di Enzo Lefebre hanno preso il via gli interventi “gestiti” dal giornalista Flavio Tranquillo. E non sono mancati i punti di disaccordo, le richieste di chiarimento, le occasioni per battibeccare.
Gaetano Laguardia (VicePresidente FIP) ha parlato dei costi troppo elevati che caratterizzano i campionati nazionali nei quali diverse squadre faticano a sopravvivere. La riforma – secondo Laguardia – dovrà portare ad una sola lega professionistica nella quale potrà giocare solo chi è in grado di poterselo permettere.
La disparità tra costi e ricavi è stata al centro della riflessione proposta da Valentino Renzi (Presidente LegaBasket), per il quale il sistema va riequilibrato riducendo di un 25% i costi legati agli stipendi. Il secondo problema sollevato da Renzi riguarda gli introiti legati ai diritti televisivi che, per la Serie A, rappresentano al massimo il 2-2,5% delle entrate, valore decisamente inferiore a quello del calcio, nonostante i sistemi e gli obblighi siano analoghi.
Interessanti gli esempi portati da Marco Bonamico (Presidente Legadue) che, aiutandosi con la proiezione di slides, ha raccontato come tre società di pallacanestro abbiano deciso di percorrere strade diverse per la crescita della loro realtà. La Sutor Montegranaro ha avuto il coraggio di trasferirsi, prima a Porto San Giorgio e poi ad Ancona, con un progetto di coinvolgimento del territorio. Pallacanestro Varese ha scelto una strada differente, quella del consorzio “Varese nel cuore” che punta al coinvolgimento di un gran numero di soci: un modello replicabile, tanto è vero che a Treviso si sta predisponendo un progetto simile. L’ultimo esempio è quello di Reggio Emilia dove si è avuta la capacità di coinvolgere in misura crescente una grossa realtà privata, prima per la sponsorizzazione e poi come componente societaria. Ma Bonamico non ha mancato di mettere il dito nella piaga rilevando come il pubblico che segue il basket stia – purtroppo – invecchiando, per cui si deve avere la capacità di avvicinare e fidelizzare i giovani. E poi, circa la possibilità di trovare nuovi partner disposti a sostenere la palla a spicchi, è necessario stabilizzare i nostri campionati con formule chiare e durature.
Il padrone di casa Giancarlo Cerutti (Presidente Novipiù Junior Casale Monferrato) non si è fatto sfuggire l’occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe chiedendo che la riforma dei campionati non riduca il numero delle squadre ma ne rafforzi la solidità economica. Polemizzando un po’ con Renzi, Cerutti ha reclamato controlli severi e tempestivi per quanto riguarda tutti gli obblighi richiesti alle società così come ha invocato serietà da parte dei dirigenti che devono poter “giocare” con regole chiare ed essere sottoposti a dure sanzioni in caso di inadempienze.
Nel suo lungo e articolato intervento, Marco Atripaldi (Amministratore Delegato Angelico Pallacanestro Biella) ha ripercorso la sua carriera come dirigente di una società che ha scalato tutti i gradini fino ad arrivare al vertice della pallacanestro italiana, dove Biella gioca da 11 stagioni. Sono diversi gli aspetti che vanno migliorati nel basket italiano, ma certo è che andrebbe ritrovare – soprattutto in Serie A – unità tra interessi che oggi sono contrapposti per evitare di continuare ad essere in una posizione di debolezza nei confronti della Federazione.
Il giornalista Marco Bellinazzo (Il Sole 24 Ore) ha affrontato i temi più legati all’economia e al marketing riportando alcune scelte attuate in altri stati e in altri sport: dalla Bundesliga (calcio tedesco) alla LegaPro fino alla pallanuoto. Salary cap, diminuzione del numero delle squadre e partecipazione – oltre al campionato italiano – a competizioni con un numero limitato di compagini di stati diversi: tre differenti soluzioni per le tre realtà citate.
Dopo un primo giro di interventi, Flavio Tranquillo ha provato a interrogare gli ospiti su alcuni punti specifici, sollecitato anche dai twit di chi ha seguito la diretta dell’evento commentando con l’hashtag #basketcrisi. Tutti hanno concordato sull’importanza della Nazionale, come traino dell’intero sistema; ma sulla valorizzazione dei giocatori italiani sono emerse soluzioni diverse: a chi prospetta la “riserva indiana” nei campionati di vertice Marco Atripaldi ha risposto che si deve iniziare dalle serie minori, nelle quali oggi giocano gli stessi interpreti che nei decenni scorsi calcavano parquet ben più importanti. Divergenze anche per quanto riguarda la diffusione del prodotto basket attraverso i canali televisivi: chi la ritiene comunque collegata ai risultati della Nazionale, chi invoca un diverso posizionamento nei palinsesti e chi, ancora, chiede che siano sfruttate meglio le nuove piattaforme comunicative.
La serata, alla quale hanno partecipato numerosi addetti ai lavori e giornalisti, è corsa via veloce: l’impressione, però, è stata quella che si sia trattato di un’occasione per mettere sul tavolo tante questioni piuttosto che suggerire soluzioni o prospettare scenari. Da dove ripartire? Il clima costruttivo che si è respirato ieri al PalaFerraris può essere il solco nel quale creare, a breve, nuovi momenti di confronto aperto al contributo di tutti. In fondo sono pochi gli sport in Italia che hanno il coraggio di ritrovarsi in pubblico per riflettere insieme del loro futuro.

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