da Il Piccolo - Giornale di Alessandria e Provincia del 25 giugno 2012
L'intervista di Maurizio Neri
Quarantanni. Senese. Sposato con Alessia e padre di due bambini: Giovanni di cinque anni e Pietro di due anni e mezzo. Cerchiamo di conoscere un po' meglio Giulio Griccioli, il nuovo allenatore della Novipiù Casale Monferrato. È lui l'uomo del
nuovo ciclo, dopo i sei anni di Marco Crespi, dopo la promozione in Serie A e la retrocessione in Legadue.
Griccioli è stato scelto perché è un allenatore emergente, che ha già esperienza di categoria ed ha lavorato con i giovani. Ha battuto la concorrenza di Corbani, Ramagli e Recalcati. La firma sul contratto annuale è arrivata giovedì sera. Oggi,
lunedì, Griccioli sarà a Casale per cominciare il suo lavoro. L'abbiamo raggiunto telefonicamente al mare dove ha passato il week end con la famiglia prima di fare le valigie per il Piemonte. Il presidente Cerutti, dopo l'accordo ha dichiarato:
«Sono certo che questa scelta sarà positiva e vincente per lo sviluppo del basket della nostra città, sia quello della prima squadra, sia quello del settore giovanile, elemento centrale dei nostri programmi».
Griccioli è vero che stava per firmare per Avellino?
Diverse squadre italiane si sono interessate a me. I nomi preferirei evitarli. Sono stato molto felice e onorato dalla richiesta di Casale Monferrato. L'interessamento più vivo e, senza offendere nessuno, più prestigioso è stato quello di Casale: ci siamo trovati subito, è stata una cosa che si è chiusa abbastanza rapidamente. Hanno chiesto di me. Questo è una cosa che mi ha dato un bella sensazione. Da subito.
Come si definirebbe come allenatore?
Mi definirei un allenatore che ama stare tutto il giorno sul campo. Per campo intendo la palestra e l'ufficio che sono una la propaggine dell'altro. Ho grande passione per il lavoro con i giovani, anche se il mio interesse precipuo in questo momento è per il professionismo e per la Legadue.
E come persona, cosa le piacerebbe che si dicesse su di lei?
Sono una persona sincera ed affidabile. Mi auguro che si dica questo quando si parla di me.
Ha un modello di allenatore che l'ha ispirata?
No, non c'è un modello in particolare. Un vecchio allenatore senese, Ezio Cardatoli, dice sempre che uno dei grandi pregi degli allenatori è quello di cercare di rubare qualcosa da tutti gli allenatori che vede e incontra. Non c'è un modello di riferimento, non è presunzione, cerco di essere me stesso. Ho lavorato con
Pianigiani, Banchi, Recalcati, Frates, Ataman... ognuno di loro mi ha insegnato
qualcosa e mi ha dato un esempio.
Cosa ricorda dei due match contro Casale nell'anno della Legadue?
A Casale andò male. Era una partita giocata di sera e diretta da Rai Sport. Trovammo una Casale che era lanciatissima che poi salì in Al. Noi stavamo facendo il miracolo di qualificarci ai playoff. Ci giocammo la partita e perdemmo negli ultimissimi minuti quando Hickman con un paio di giocate chiuse i giochi. All'andata invece fu una partita molto importante che venne dopo due sconfitte consecutive in un momento in cui l'entusiasmo iniziale intorno a me, a Scafati, dopo l'inizio si era un po' affievolito. Quella vittoria, contro una squadra molto quotata, ci dette spinta e la ricordo come una di quelle importanti del mio inizio da allenatore professionista.
Che rapporto instaura con i giocatori?
Mi piace un rapporto diretto con i giocatori. Lo dicono in tanti, ma per me lo è davvero. A costo di sembrare un allenatore che ascolta troppo i giocatori, a me piace avere con loro un rapporto anche di scambio. Ho imparato molto da tanti giocatori che sono passati da Siena e da quelli che ho avuto a Scafati. Non mi
vergogno a dirlo perché non credo che da questo non risulta sminuita la mia professionalità o la mia autorità nei loro confronti.
Cosa vuole dire ai tifosi di Casale?
Non vedo l'ora di conoscerli. Avremo bisogno del loro entusiasmo, per fare qualcosa di buono.
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